"Stazione desiderio”
di Carol Rama

“Si è vendicato, ha fatto passare per storia quell’arredo da bordello che puo’ essere il Lutrario… non dimentichiamo che lui ha avuto i primi incarichi da ricchi che invece di dirti, che so, un giardino pensile ti dicevano un giardino prensile e allora lui gli metteva un manichino a gambe larghe nel giardino. Nel Lutrario voleva mettere lo specchio sul pavimento perché si vedesse se avevi le mutande o meno, e voleva mettere i telefoni sui tavoli per farlo diventare smistamento da stazione del desiderio”(9).

 

 

 

"La radura"
di Fulvio Ferrari

“Con le piastrelle, i mosaici, i velluti Mollino traccia un sentiero (l’ingresso) che ondeggia tra fronde di maioliche, inondate da luci di specchi improvvisi.

Fiori artificiali, oggi sostituiti da sculture, collocati sulle mensole e illuminati dal basso, accompagnano il percorso che si apre su una radura (la pista da ballo), contornata da un giardino di altri, astratti fiori, composti da tavolini contornati di sedie e sgabellini a petalo.

L’orchestra opera da uno spazio roccioso, una sorta di fronte di caverna celata da cascatelle di luci e specchi disposti a prisma dispersivo; le scale si involano, tra racemi metallici, verso la balconata, da cui si può leggere, vedendola dall’alto in pianta, la complessità e l'armoniosità della “macchina” da ballo molliniana” (10).

9.  Westuff n1 settembre ottobre 1987 Firenze.
10.Fulvio Ferrari, “Discoteca 1968, architettura straordinaria” (op.cit.)