Lutrario:
la balera, il cinema,  il dancing

Testo di Valeria Montemagni

La sua storia ha inizio nel 1926 quando il giovanissimo Attilio Lutrario, imprenditore dello spettacolo vissuto negli Stati Uniti, apre un locale estivo da ballo ed una sala cinematografica di fortuna in un ex dopolavoro ferroviario  adiacente alla piccola stazione di Porta Dora.
I primi lavori vengono affidati all’ artista architetto bulgaro Nicolaj Diulgheroff che trasforma il docks Dora nel Plateau Dansant Lutrario.

L’allestimento originale è soggetto a continui aggiustamenti dettati dall’estro del momento, vengono spesso montate  e smontate scenografie per variare l’ambiente come giganteschi barracani, lampade di Aladino, navi costruite dagli stessi clienti e addirittura un “giardino futurista Dora” (1).
La pista estiva a scacchi bianchi e neri suggerisce a Lutrario, che aveva vissuto da piccolo in America, il nome Blechenduait, scritto proprio così “italianizzato”.
In un lotto occupato da una villa con giardino, sul lato opposto di via Stradella, Lutrario fa costruire un cinema teatro affidandone il progetto a N. Diulgheroff e Alberto Bordogna. Così, nel 1941, viene inaugurato il cinema Lutrario, in forme tardorazionaliste con l’ originale facciata convessa, ideata da N. Diulgheroff, a correggere otticamente il profilo in curva della strada.
Il restante spazio del lotto della villa viene affittato ai Fratelli Bosio che successivamente vi costruiscono un capannone adibito a officina meccanica il cui muro confinante non sarà sufficiente ad isolare la sala ed il cinema dai rumori. Oltre a ciò la vecchia balera dopolavoro che fronteggia la ferrovia, tenuta ancora in gestione dal Lutrario, non è più in grado di contenere un pubblico sempre crescente.
Così, in seguito all’acquisto di un terreno occupato da un rottamaio, il “ferramiu” Gatti, proprietario di un cavallo e della mula Gilda, sempre affascinato dalla scommessa sul ballo, decide di lanciarsi nella realizzazione di un nuovo dancing (2).
La superficie del lotto ha una conformazione irregolare  e vi si accede da via Stradella attraverso il viottolo che Gilda percorre: l’attuale corridoio sinuoso di ingresso della sala da ballo di Le Roi-Lutrario.
Bordogna, a cui viene confermato l’incarico, stende rigidamente la distribuzione, sfruttando la doppia altezza dell’officina esistente, ma si blocca appena deve scendere alla scala dell’ arredo fisso.

Lui stesso quindi suggerisce a Lutrario il nome di Carlo Mollino che, fatta eccezione per il progetto murario di massima e il calcolo delle strutture che rimaneva di sua competenza, avrebbe potuto occuparsi del resto, arredi inclusi.
L’incarico ufficiale a Mollino è dell’aprile 1959 (3), per venti milioni di compenso, mentre l’inaugurazione del dancing avviene dopo diciotto mesi di cantieri, nel novembre del 1960, con il nome Lutrario Le Roi ideato dal pittore, amico di famiglia, Otto Maraini, che lo immaginò disegnato con una grossa cima da barca.
Nel 1963, venne modificato l’ingresso su via Stradella con l’ampliamento di una porta sovrastata dalla scritta Le Roi (4)

1. Biffi Gentili, Francesca Comisso, Luisa Perlo, “Eccentricity, arti applicate a Torino 1945-1968 ”
2. Fulvio Ferrari, “Cose dell’ altro mondo”, Case da Abitare 62, novembre 2002
3. AECT 1959, 696- Icat
4. AECT 1963, 461 n4- IIcat